domenica 25 ottobre 2009

Frank O.Ghery, Triennale

Ho fatto una foto, e mi hanno quasi ammazzata. Tocca scrivere....
La cosa scenografica per eccellenza sono le proiezioni dei suoi
disegni ricalcati enormi sui muri.
I modelli sono magnifici, la scala 1:20: meravigliosamente imperfetti.
Le placche di titanio modellate una ad una, ma non da un computer...
Si sentono le mani che ci hanno lavorato...
Per il massachusetts institute of tecnology la meraviglia sono i
modelli 1:200, dove utilizza la carta metallizzata degli album di
fogli colorati per mosaici da bimbi dell'asilo: così stropicciata che
un cretino la scarterebbe. Legno, carta, pezzi di plexiglass...
Cartoncini che sembrano estratti da scatole di biscotti. Alcuni
tagliati con il bisturi, gli alberi ed i sentieri erbosi brutalmente
con le mani.
Leggo sul muro:
" Perfino Marty Filler, che apprezzo, a proposito di Chicago ha
scritto che, a suo parere, si trattava di 'logo-lettura'.
Era la sua maniera per dire che mi ripeto."
Qui sono belli i modelli al muro, dove il tetto viene man mano sempre più arricciato. Fino a
trovare il suo giusto movimento.
Foundation Louis Vitton, Paris. Tutti i significati della parola
'trasparenza'.
'Tutto l'edificio brillerà come una lanterna." Iac building ny.
Beekam street housing, ny: tanto lavoro che si scontra con problemi
agli impianti idraulici che in un grattacielo non perdonano: ma lui,
intelligentemente lo caratteriza con finestre bovindo, e riesce a
firmarlo per davvero.
L'ultimo è un progetto per il Guggenheim Di abu Dhabi: noto che non ci sono alberi previsti... :-))))

1 commento:

claudia ha detto...

grande, vado a vederla